Pubblicare un’app sugli store: le quote, le attese e chi apre gli account

Quanto costa pubblicare un’app si dice in due righe. Al momento in cui scriviamo (ottobre 2026) Google Play chiede 25 dollari una sola volta, secondo la Guida di Play Console, e Apple 99 dollari l’anno per l’Apple Developer Program. Il resto del conto si misura in giorni: verifiche d’identità, numero D-U-N-S, test chiuso, revisione. Qui trovi le attese dichiarate dai due store e chi deve aprire gli account.

Copertina dell’articolo «Pubblicare un’app sugli store: le quote, le attese e chi apre gli account»: un telefono con un’app pronta da installare e le due quote degli store: 25 dollari una volta su Google Play, 99 dollari l’anno su App Store
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Quanto costa pubblicare un’app: due quote piccole e molte attese

Le due cifre hanno una fonte e una data. La Guida di Play Console sulla registrazione dell’account (si apre in una nuova scheda) indica, al momento in cui scriviamo (ottobre 2026), 25 dollari statunitensi pagati una sola volta. La pagina di Apple sull’iscrizione all’Apple Developer Program (si apre in una nuova scheda) riporta 99 dollari statunitensi per ogni anno di iscrizione. Nessuna delle due pagine indica una quota diversa per persone e organizzazioni.

In euro il conto è meno netto. Apple indica l’importo in valuta locale durante l’iscrizione e, dove previsto, applica l’IVA del paese. Al momento in cui scriviamo (ottobre 2026) la scheda italiana dell’app Apple Developer su App Store riporta, fra gli acquisti in-app, la voce Apple Developer Program a 98,99 euro. Google dà solo la cifra in dollari.

«Una sola volta» va letto con tre avvertenze. La prima: Google non restituisce la quota quando i dati d’identità risultano non validi. La seconda: la sua assistenza dichiara di non poter fornire ricevute o fatture, e a chi paga restano l’email di conferma e la cronologia di Google Pay. La terza pesa sul calendario: gli account inattivi vengono chiusi senza rimborso, e fra i casi previsti c’è l’account creato da più di un anno che non ha mai inviato un’app in revisione. Per questo l’account Google conviene aprirlo quando la prima versione da inviare è vicina.

La quota di Apple è annuale, ed è la risposta a chi chiede quanto costa mantenere un’app su App Store. Se l’iscrizione scade, scrive Apple, le app non si possono più scaricare né aggiornare, mentre quelle già installate continuano a funzionare. Si può rinnovare anche dopo la scadenza: in quel caso le app gratuite tornano disponibili entro 24 ore.

Fuori da questo conto restano commissioni e sviluppo. Le prime riguardano chi vende app, abbonamenti o altri contenuti digitali: nel 2026 Google e Apple hanno cambiato le condizioni applicate in Europa, quindi le percentuali vanno lette sulle pagine ufficiali. Il costo di sviluppo ha un articolo suo: come si legge il preventivo di un’app. Per un’impresa una strada gratuita sugli store non c’è: senza quote resta la web app, e quando basta lo raccontiamo in trasformare un sito in app.

Play Store e App Store a confronto: quote, verifiche e tempi di revisione

Ogni cella viene dalle pagine ufficiali di Google e di Apple, lette al momento in cui scriviamo (ottobre 2026).

VocePlay StoreApp Store
Quota e periodicità25 dollari, una sola volta99 dollari l’anno; 98,99 euro nella scheda italiana dell’app Apple Developer
Tipi di accountPersonale o di organizzazionePersona fisica o organizzazione
Documenti e verificheDocumento d’identità, email, telefono; D-U-N-S e sito per le organizzazioniIdentità legale; D-U-N-S, sito ed email sul dominio per le organizzazioni
Test prima della produzioneAccount personali creati dopo il 13 novembre 2023: almeno 12 tester per 14 giorni consecutiviNessuno obbligatorio: TestFlight è facoltativo
Tempi di revisione dichiaratiNessun tempo tipico; fino a 7 giorni o più per alcuni accountIn genere almeno metà degli invii in meno di 24 ore, nove su dieci in meno di 48
Nome mostrato sulla schedaNome sviluppatore, anche diverso dal nome legaleNome legale della persona o ragione sociale
Dati pubblici, account personaleNome legale, paese, email; indirizzo completo se monetizza; in alcune regioni altri dati, come il telefonoOperatori commerciali nell’UE: indirizzo o casella postale, telefono, email
Dati pubblici, organizzazioneNome legale, indirizzo, email, telefonoOperatori commerciali nell’UE: indirizzo, telefono, email

Cosa serve per aprire un account sviluppatore su Google Play e su Apple

Sono tutti requisiti della persona o dell’organizzazione che si registra: per questo chi sviluppa non può soddisfarli al posto tuo.

  • Identità verificata e carta intestata a chi si registra

    Entrambi gli store chiedono la maggiore età e verificano il nome legale. Google può chiedere documento d’identità e carta intestati alla stessa persona, e non accetta le prepagate. Apple avvisa chi si iscrive come persona fisica: una carta intestata ad altri ritarda l’iscrizione e fa scattare la richiesta di un documento con foto. La carta del fornitore è la scelta sbagliata in ogni caso.

  • Un dispositivo Android, per i nuovi account personali di Google

    Chi apre un nuovo account personale deve dimostrare, con l’app Play Console, di avere accesso a un dispositivo Android fisico, senza permessi di root, con Android 10 o successivo. La prova tocca al proprietario dell’account: per un committente che usa solo iPhone è un ostacolo da risolvere prima.

  • D-U-N-S, sito ed email sul dominio, per le organizzazioni

    Il D-U-N-S è un identificativo di nove cifre assegnato da Dun & Bradstreet, che entrambi gli store chiedono alle organizzazioni. Google definisce la richiesta del tutto gratuita e mette in guardia dai servizi di terzi che la fanno pagare. Apple scrive che il numero è gratuito nella maggior parte delle giurisdizioni. Sui tempi le fonti divergono: Apple indica fino a 5 giorni lavorativi per riceverlo, più 2 perché i dati le arrivino, Google fino a 30 giorni. Apple chiede anche un sito funzionante e un’email sul dominio dell’organizzazione: il sito va messo online prima.

  • La dichiarazione di operatore commerciale, su Apple

    Il regolamento (UE) 2022/2065 sui servizi digitali (si apre in una nuova scheda), il Digital Services Act, chiama operatore commerciale chi agisce per fini relativi alla propria attività commerciale, imprenditoriale, artigianale o professionale. Apple chiede a ogni sviluppatore di dichiarare se lo è, e la valutazione spetta a chi dichiara. Di chi si dichiara tale, Apple verifica indirizzo, telefono ed email e li pubblica, nell’Unione europea, sulla scheda dell’app.

Account personale o di organizzazione: ditta individuale, società ed ente pubblico

Sulla ditta individuale i due store ragionano in modo diverso. Apple la fa iscrivere come persona fisica, e come venditore su App Store compare il nome legale del titolare: nome e cognome, anche quando l’attività ha un’insegna. Google distingue in base allo scopo: account personale per l’uso personale, account di organizzazione per attività commerciali o professionali, con il D-U-N-S obbligatorio. La sua pagina non nomina le ditte individuali. Il passaggio da account personale a organizzazione è previsto, quello inverso no.

Una società passa dall’account di organizzazione su entrambi gli store. Apple vuole come controparte un’entità legale in grado di stipulare contratti: non accetta nomi commerciali o filiali, e fa acquistare l’iscrizione solo dopo aver verificato i dati.

Con un ente pubblico le regole cambiano. Agli enti governativi Apple non chiede il D-U-N-S, e prevede un esonero dalla quota per quelli che sono persone giuridiche e non vendono beni o servizi digitali nelle app. La pagina non nomina i Comuni: per un Comune italiano resta una possibilità da chiedere ad Apple.

Google indica l’account di organizzazione per le app sviluppate da un ente statale o per suo conto. Agli enti che definisce noti permette di completare la verifica senza D-U-N-S: chi non può fornirlo deve contattare l’assistenza. Rientra qui CivitApp, l’app per i Comuni che sviluppiamo: è in fase di pre-lancio commerciale e non ha Comuni aderenti.

C’è poi un criterio che scavalca la forma giuridica: il settore. Per la linea guida 5.1.1(ix) di Apple le app di settori altamente regolamentati, come servizi finanziari e assistenza sanitaria, vanno inviate dall’entità legale che fornisce il servizio. Google indica l’account di organizzazione anche per i servizi finanziari e per le app per la salute come quelle mediche.

Come pubblicare un’app su Play Store e App Store: i passaggi e le attese

L’ordine conta: alcune attese partono solo quando il passaggio precedente è chiuso.

  1. Passo 1: Aprire gli account e completare le verifiche

    Per un’organizzazione si comincia dal D-U-N-S, poi vengono i controlli su documenti e sito. Nelle pagine consultate Apple non indica quanto dura la verifica dell’iscrizione: conviene chiuderla prima di fissare una data di lancio. Su Google chi incassa verifica anche il metodo di pagamento: possono servire fino a 5 giorni.

  2. Passo 2: Preparare scheda, informativa privacy e dichiarazioni sui dati

    I due store vogliono un’informativa privacy a un indirizzo pubblico, indicata sulla scheda e raggiungibile dall’app. Apple chiede le etichette privacy, cioè la dichiarazione dei dati raccolti, librerie di terzi comprese. Google chiede il modulo «Sicurezza dei dati» già per il test chiuso e la dichiarazione sulle app per la salute, che compila anche chi non offre funzioni legate alla salute. Un’app che crea account deve permettere di eliminarli dal suo interno, e Google vuole anche una pagina web.

  3. Passo 3: Superare il test chiuso di Google Play, dove richiesto

    I requisiti di test per i nuovi account personali (si apre in una nuova scheda) di Google Play valgono per quelli creati dopo il 13 novembre 2023: almeno 12 tester iscritti senza interruzioni per 14 giorni. Chi esce e rientra riparte da zero, quindi i tester vanno trovati prima. Poi parte la richiesta di accesso alla produzione, che Google esamina di norma entro 7 giorni, a volte di più. Google presenta il test come passaggio dei soli account personali, senza dire altro sulle organizzazioni.

  4. Passo 4: Inviare in revisione e gestire un eventuale rifiuto

    Sulla pagina App Review Apple dichiara di esaminare in genere almeno metà degli invii in meno di 24 ore e nove su dieci in meno di 48. Google non pubblica un tempo tipico. Un invio incompleto, avverte Apple, può allungare i tempi o non passare: in media oltre quattro problemi non risolti su dieci riguardano la completezza dell’app. Per un difetto critico o un evento con data si può chiedere la revisione accelerata, e per ogni invio respinto è ammesso un solo ricorso.

Chi fa cosa: i compiti del committente e quelli di chi sviluppa

Nei lavori su commessa la nostra regola è una: gli account sono intestati al committente. Li apre lui con la nostra guida, e noi non inseriamo i suoi dati di pagamento né le sue credenziali. Come si verifica l’intestazione lo spieghiamo in a chi intestare dominio, codice e account.

  • Il committente apre gli account e li fa verificare

    Documento, carta, D-U-N-S e sito sono suoi. La guida all’iscrizione di Apple lo scrive nel paragrafo sugli sviluppatori a contratto: per le app distribuite a nome di un’azienda è l’organizzazione a iscriversi e a comparire come venditore, e l’invio in revisione resta di sua competenza anche quando lo sviluppatore la aiuta.

  • Il committente firma i contratti e inserisce i dati per gli incassi

    Su Apple chi ha il ruolo di Account Holder rinnova l’iscrizione, accetta i contratti e approva le modifiche bancarie. La sola iscrizione basta per le app gratuite. Per vendere va firmato il contratto per le app a pagamento, e per ricevere gli incassi Apple chiede anche dati bancari e fiscali. Sono firme di chi può impegnare l’organizzazione.

  • Chi sviluppa entra con un accesso delegato

    Su Play Console il proprietario invita altri utenti indicando l’email, i permessi su tutte le app o solo su alcune e, se vuole, una data di scadenza. Su Apple l’organizzazione aggiunge lo sviluppatore al proprio team. Nessuna password passa di mano, e a rapporto finito basta togliere un utente.

  • Chi sviluppa prepara scheda, dichiarazioni e build firmata

    Testi e schermate della scheda, dichiarazioni sui dati, build firmata e risposte ai revisori sono lavoro nostro, descritto nella pagina sullo sviluppo di app mobile. L’invio in revisione lo prepariamo noi e parte dall’account del committente: è lui a rispondere di ciò che viene dichiarato. Alla consegna gli restano repository, chiavi di firma e accessi.

App da modello o white-label: su App Store la invia chi fornisce i contenuti

Su App Store c’è un caso in cui l’intestazione dell’account diventa una condizione per essere pubblicati. Il punto 4.2.6 delle linee guida di Apple per la verifica delle app (si apre in una nuova scheda), aggiornate l'8 giugno 2026, riguarda le app create da un modello commercializzato o da un servizio di generazione di app. Vengono rifiutate, a meno che non le invii direttamente chi fornisce i contenuti dell’app, cioè il cliente di quel servizio.

La regola ammette un’alternativa: una sola app di chi fornisce il modello, che ospita i contenuti di tutti i clienti, come un’app di ricerca di ristoranti. In CivitApp la base di codice è una, ogni Ente ha la propria build con nome, stemma e colori, e la pubblicazione è prevista a nome dell’Ente. Sugli store l’app non ha schede: è un percorso progettato, che non abbiamo ancora fatto con un Comune.

Se un fornitore ti propone un’app pronta in pochi giorni perché parte da un modello, chiedi da quale account verrà inviata e chi comparirà come venditore. Che l’account sia tuo o che la tua attività diventi una voce dentro l’app unica del fornitore, il contratto deve dire che cosa succede alla scheda se il rapporto finisce.

Il caso DietApp: su Google Play dal 26 settembre 2025

DietApp, l’app per piani alimentari personalizzati che sviluppiamo, è su Google Play dal 26 settembre 2025 e ha superato i cinquecento download. Esiste solo per Android: la versione iOS è annunciata senza data, e la scelta del nativo la spieghiamo nel confronto fra React Native, Flutter e nativo. Da questo caso non ricaviamo tempi medi.

Due aspetti della pubblicazione non avevano a che fare con il codice. Il primo è la vendita: il piano gratuito mostra pubblicità e il Premium, a 6,99 euro al mese o 34,99 euro all’anno, passa dagli abbonamenti di Google Play. Il secondo sono i dati: l’app tratta quelli relativi alla salute con il consenso esplicito previsto dall’articolo 9 del GDPR. Sulla scheda, la sezione «Sicurezza dei dati» dichiara che sono criptati in transito e che se ne può chiedere l’eliminazione.

La vendita ha una conseguenza visibile sulla scheda di un’app, fra le informazioni sullo sviluppatore. Per un account che vende app o acquisti in-app Google mostra in pubblico l’indirizzo completo di chi pubblica, e lo motiva con le leggi a tutela dei consumatori. Chi apre un account decide in quel momento quale nome e quale indirizzo vedranno gli utenti.

Domande frequenti su quanto costa pubblicare un’app

Quanto costa pubblicare un’app su Play Store?

25 dollari, una sola volta. È la quota di registrazione dell’account sviluppatore indicata dalla Guida di Play Console al momento in cui scriviamo (ottobre 2026). Si paga con una carta non prepagata e non viene rimborsata se la verifica dell’identità fallisce o se l’account viene chiuso per inattività.

Quanto costa pubblicare un’app su App Store?

99 dollari l’anno. È la quota dell’Apple Developer Program, necessaria per pubblicare su App Store, come la dichiara Apple al momento in cui scriviamo (ottobre 2026). È uguale per persone fisiche e organizzazioni. Nella scheda italiana dell’app Apple Developer l’iscrizione è indicata a 98,99 euro. Se la quota non viene rinnovata, le app non si possono più scaricare né aggiornare.

Si può pubblicare un’app gratis sul Play Store?

No. Per pubblicare su Google Play serve un account sviluppatore, e la registrazione costa 25 dollari una sola volta secondo la Guida di Play Console, al momento in cui scriviamo (ottobre 2026). Apple prevede l’esonero dalla quota solo per organizzazioni no profit, istituti didattici accreditati ed enti governativi che non vendono beni o servizi digitali nelle app. Senza quote resta la web app, fuori dagli store.

Quanto tempo serve per l’approvazione di un’app?

Dipende dallo store e dal tipo di account. Apple scrive che in genere almeno metà degli invii viene esaminata in meno di 24 ore e nove su dieci in meno di 48. Google non dichiara un tempo tipico: per alcuni account il controllo può richiedere fino a 7 giorni o più. Un account personale Google creato dopo il 13 novembre 2023 deve prima completare 14 giorni di test chiuso con almeno 12 tester.

Cosa chiedono gli store a un privato, a una ditta individuale e a una società?

A un privato e a una ditta individuale Apple chiede l’iscrizione come persona fisica, con il nome legale mostrato come venditore. A una società chiede il numero D-U-N-S, un sito e un’email sul proprio dominio. Google distingue account personale e di organizzazione, e per il secondo vuole il D-U-N-S. Le pagine di iscrizione consultate non nominano la partita IVA: per gli aspetti fiscali serve il commercialista.

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