Dominio, codice e account: cosa deve essere intestato a te e come verificarlo

Chi ha pagato un sito o un’app rischia di scoprire di chi sono dominio, codice e account solo quando vuole cambiare fornitore. Per sapere a chi è intestato un dominio .it si interroga il servizio WHOIS del Registro .it e si legge il campo del registrante. Qui trovi come leggerlo, che cosa chiedere quando l’intestatario è un altro e che cosa conviene avere a tuo nome.

Copertina dell’articolo «Dominio, codice e account: cosa deve essere intestato a te e come verificarlo»: la ricerca WHOIS di un dominio con l’intestatario evidenziato e gli altri account che devono essere a nome del cliente: DNS, hosting, repository, Search Console e store
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A chi è intestato un dominio: dove si guarda e cosa si legge nel WHOIS

Per un dominio .it la risposta sta nel servizio WHOIS del Registro .it (si apre in una nuova scheda). Si scrive il nome, si supera il captcha e si legge il blocco Registrante: lì c’è l’intestatario. Un dominio su cui fare la prova è nic.it, quello del Registro stesso: come registrante compare la sua organizzazione, e un blocco separato indica il Registrar.

Il risultato contiene quattro gruppi di dati: registrante, contatti amministrativo e tecnico, registrar e informazioni tecniche. Alla domanda «di chi è il dominio» risponde solo il primo: un fornitore può comparire come contatto tecnico o come registrar senza essere l’intestatario.

Le regole del Registro distinguono tre casi. Per società, enti e associazioni i dati sono sempre pubblicati. Le persone fisiche scelgono se acconsentire alla pubblicazione, e dal 2022 hanno la stessa facoltà ditte individuali e liberi professionisti. Senza consenso compare «hidden» al posto del nome e il WHOIS non rivela l’intestatario: lo si legge nel pannello del registrar oppure lo si chiede per iscritto al fornitore.

Per i domini generici, cioè .com, .net, .org e simili, si usa la ricerca di ICANN all’indirizzo lookup.icann.org. Lì i dati personali del registrante possono non comparire: le regole di ICANN impongono a registri e registrar di oscurarli dove la legge lo richiede. Restano visibili registrar, date e stato. Anche qui la verifica si fa nel pannello del registrar.

Registrante, registrar e hosting: chi può fare che cosa sul dominio

Il Registro .it definisce due ruoli, registrante e registrar. Hosting, DNS e posta sono servizi distinti, che possono stare presso altri fornitori.

  • Registrante, cioè l’intestatario

    Per il Regolamento del Registro .it è chi richiede o ha ottenuto la registrazione, unico responsabile dell’uso del nome. Il nome gli viene «assegnato», e nel linguaggio comune lo si chiama proprietario del dominio. Cambio di registrar e di intestatario passano dal suo codice di autorizzazione, l’AuthInfo.

  • Registrar

    È l’organizzazione accreditata che registra e mantiene il nome per conto del registrante, intermediaria in tutte le operazioni presso il Registro. Al Registro il registrante non paga nulla: il prezzo del rinnovo lo decide il registrar. Cambiare registrar lascia invariato l’intestatario.

  • Hosting

    È lo spazio in cui vivono i file del sito o il backend dell’applicazione, anche presso un fornitore diverso dal registrar. Cambiare hosting comporta, per il dominio, il solo aggiornamento dei record DNS. Dominio e hosting sono righe separate anche fra i costi annuali di un sito.

  • Gestione dei DNS e posta

    I nameserver scritti nel record indicano chi gestisce la zona DNS, cioè chi decide quale server risponde per il sito e quale per la posta, senza toccare l’intestazione. Le caselle si dimenticano nei traslochi: se stanno presso chi ospita il sito, chiudere quel contratto le spegne.

Dominio intestato alla web agency: le conseguenze pratiche e cosa chiedere

Capita che il fornitore registri il dominio insieme al sito e lo intesti a sé, e che nessuno ci pensi finché tutto funziona. La prima conseguenza riguarda rinnovo e scadenza. Per il Regolamento del Registro un .it dura un anno e si rinnova in automatico. Nei quindici giorni dopo la scadenza il registrar può cancellarlo anche senza la richiesta esplicita del registrante, se è venuto meno il vincolo che lo obbligava a mantenerlo. Succede, per esempio, quando il contratto con il registrar non viene rinnovato. Qui a rinnovarlo, o a dimenticarsene, è il fornitore. Dopo la cancellazione il nome resta al massimo trenta giorni in uno stato da cui soltanto quel registrar può recuperarlo.

La seconda riguarda gli avvisi del Registro. Arrivano all’indirizzo email del registrante riportato nel record, per esempio dopo un cambio di intestatario o quando il registrar non ha più un contratto attivo con il Registro. Se il registrante è il fornitore, li legge lui. Per questo quell’indirizzo deve appartenere a chi usa il dominio, e funzionare.

Le richieste da fare hanno un nome preciso. La «modifica del Registrante» è il cambio intestatario: la esegue il registrar su richiesta del nuovo intestatario, che deve aver ricevuto dal vecchio il codice AuthInfo, detto comunemente auth code. La «modifica del Registrar» sposta il nome presso un altro fornitore e passa dallo stesso codice, che il registrar è obbligato a comunicare al registrante. Regole e moduli stanno nella pagina del Registro .it sulle modifiche a un dominio (si apre in una nuova scheda).

Per i domini generici la Transfer Policy di ICANN (si apre in una nuova scheda) dà al registrar cinque giorni di calendario per fornire il codice, quando non permette di generarlo in autonomia. Una controversia sui pagamenti, da sola, non gli consente di negarlo. Dopo un cambio di registrante scatta un blocco di sessanta giorni ai trasferimenti fra registrar, salvo rinuncia scelta prima, dove il registrar la offre. La riforma adottata dal consiglio di ICANN il 7 giugno 2026 cambia questi termini ma, al momento in cui scriviamo (ottobre 2026), non ha una data di applicazione. Nei documenti del Registro .it non abbiamo trovato un blocco a tempo di questo tipo.

Tutto passa da chi oggi risulta registrante. Gli strumenti diretti presso il Registro, come il recupero dell’AuthInfo quando il registrar è irreperibile o lo rifiuta, sono riservati a lui. Se nel WHOIS c’è l’agenzia, il Registro non sposta il dominio su richiesta del cliente.

Cambio intestatario del dominio e auth code: riprendere il controllo in quattro passaggi

L’ordine conta: chi disdice prima di avere copie e accessi tratta da una posizione più debole.

  1. Passo 1: Verificare le intestazioni una per una

    Si comincia dal WHOIS e si continua con l’inventario più sotto, un servizio alla volta. Conviene salvare le schermate con la data: ogni richiesta successiva parte da lì.

  2. Passo 2: Chiedere per iscritto modifica del registrante e AuthInfo

    Serve un’email o una PEC al fornitore, con il nome del dominio, i dati del nuovo intestatario e la richiesta del codice. Ogni registrar ha moduli, condizioni ed eventuali costi propri.

  3. Passo 3: Ottenere copie e accessi prima di qualsiasi disdetta

    Sorgente e file del sito, esportazione del database, copia della zona DNS con i record della posta, contenuto delle caselle, ruolo di proprietario sugli account. Tutto si raccoglie a contratto ancora attivo: dopo, recuperarlo diventa una cortesia.

  4. Passo 4: Trasferire, verificare e solo dopo chiudere

    Con il dominio intestato al cliente, l’AuthInfo si consegna al nuovo registrar, che invia la richiesta. Per un .it il vecchio registrar ha al massimo un giorno per approvare o rifiutare, poi l’approvazione è automatica. Quando sito, posta e rinnovo funzionano dal nuovo pannello, il vecchio rapporto si chiude.

L’inventario di ciò che deve essere a tuo nome, oltre al dominio

Per ogni account la domanda è la stessa: chi è il proprietario e chi un collaboratore invitato.

  • Pannello del registrar e zona DNS

    L’intestazione nel WHOIS non basta se le credenziali del pannello le ha soltanto il fornitore. L’account presso il registrar va aperto con un’email dell’attività, e così quello del servizio che gestisce la zona DNS.

  • Hosting o progetto cloud

    Conviene che il contratto di hosting o il progetto cloud nasca nell’account del cliente: come spostarlo dopo dipende dal servizio. In un progetto Firebase la proprietà si trasferisce assegnando un ruolo: un proprietario dà quello di Owner a un altro account, che accetta l’invito. L’account di fatturazione di Google Cloud si cambia a parte.

  • Repository del codice

    Su GitHub chi amministra un repository può trasferirlo a un altro proprietario, con segnalazioni, richieste di modifica e wiki. Va chiesto il repository con la sua cronologia, che una cartella compressa dei soli file non contiene.

  • Search Console, Analytics e Profilo dell’attività

    In Search Console il passaggio avviene per sostituzione: si aggiunge un nuovo proprietario e si rimuove il vecchio insieme al suo token di verifica, che altrimenti gli permette di verificarsi di nuovo. Una proprietà di Google Analytics si sposta invece da un account all’altro. Nel Profilo dell’attività la proprietà principale la cede solo il proprietario principale, a chi è proprietario o gestore da almeno sette giorni.

  • Caselle di posta e account di pagamento

    La console della posta e l’account presso il fornitore di pagamento si aprono a nome dell’attività, perché da lì passano incassi e dati dei clienti. Chi sviluppa il sito riceve un accesso delegato e revocabile.

  • Chiavi di servizi esterni e licenze

    Mappe, invio delle email, modelli di IA: le chiavi vanno generate da account del cliente, altrimenti il servizio si ferma quando il fornitore chiude il proprio. Per componenti a pagamento e caratteri conta l’intestatario della licenza.

App e store: account sviluppatore, chiavi di firma e trasferimento

Un’app pubblicata vive dentro un account sviluppatore. Sull’App Store il nome mostrato come venditore è quello del titolare dell’account, organizzazione o persona. Se quell’account è del fornitore il rinnovo dipende da lui, e quando l’iscrizione Apple scade le app non sono più scaricabili. Come si aprono gli account e quanto costano lo raccontiamo a parte.

Un’app si può spostare da un account all’altro. Secondo la guida di Apple sul trasferimento di un’app (si apre in una nuova scheda) il passaggio lo avvia il titolare dell’account che cede e lo accetta quello dell’account che riceve. L’app conserva recensioni, valutazioni e identificativo, e gli utenti continuano a ricevere gli aggiornamenti. Serve almeno una versione già pubblicata. Prima vanno chiusi i test su TestFlight, e chi cede perde l’accesso ai dati di analisi dell’app.

Passare l’account è un’altra faccenda. In un’organizzazione il ruolo di titolare si cede a un altro membro del team che abbia il potere di impegnarla, mentre per le iscrizioni individuali Apple lo ammette solo in casi limitati. Conviene aprirlo da subito a nome di chi possiede l’app.

Su Google Play la Guida di Play Console descrive il trasferimento delle app a un altro account sviluppatore, che il destinatario deve approvare. Con l’app passano utenti, statistiche, commenti, valutazioni e abbonamenti. Restano fuori i rapporti su vendite e utili, da scaricare prima, i gruppi di test e i collegamenti ai servizi integrati: un progetto Firebase va scollegato dall’account originale e ricollegato a quello nuovo.

Poi ci sono le chiavi. Con la firma dell’app di Google Play la chiave di firma è custodita da Google, e lo sviluppatore conserva quella di caricamento. Persa questa, se ne genera una nuova e si chiede la reimpostazione da Play Console. La chiave di firma gestita in proprio, fuori da quel servizio, una volta persa non si ripristina. Al fornitore va chiesto chi custodisce quale chiave.

Cosa scrivere nel contratto prima di iniziare, voce per voce

Le intestazioni si decidono prima della firma, quando costano una riga. Queste voci valgono con qualsiasi fornitore e conviene portarle già ai primi colloqui, mentre si valuta a chi affidare un’app o un sito.

VocePerché serve
Intestazione di dominio e accountStabilisce che dominio, hosting, account degli store e strumenti di misura nascono a nome del cliente, con il fornitore invitato.
Consegna del codice sorgenteDice quando arriva il repository completo e quali diritti di utilizzazione passano al cliente: la loro trasmissione si prova per iscritto.
Accessi e ruoliElenca chi è proprietario e chi collaboratore su ogni servizio, e prevede la rimozione degli accessi a fine lavoro.
DocumentazionePermette a un altro sviluppatore di riprendere il lavoro: avvio del progetto, configurazioni, pubblicazione.
Licenze di terziDichiara quali componenti, caratteri e immagini hanno una licenza e a nome di chi è stata acquistata.
Esportazione dei datiFissa formato e tempi. Per i dati personali trattati per conto del cliente, l’art. 28 del GDPR chiede che il contratto ne preveda la restituzione o la cancellazione a fine servizio.
Fine rapportoMette in ordine l’uscita: copie, trasferimenti, codice AuthInfo, compensi dovuti e un termine entro cui il fornitore collabora.

La regola che dichiariamo per i lavori su commessa e due casi nei nostri prodotti

Scriviamo dalla parte del fornitore, quella che durante il lavoro ha in mano le chiavi. La regola è pubblicata nella pagina Chi siamo: repository, progetto Firebase, account Google Play o App Store e dominio vengono creati o trasferiti a nome del cliente. Alla consegna di un’app sviluppata su commessa arrivano repository completo, chiavi di firma, accessi ai servizi cloud e documentazione. Se gli account sviluppatore non esistono ancora, ne guidiamo l’apertura senza inserire noi dati di pagamento o credenziali del cliente. La pagina del servizio siti web e piattaforme dice lo stesso per dominio, codice sorgente e account dei servizi collegati.

Nei prodotti in abbonamento che sviluppiamo le cose stanno diversamente, e va detto subito. BarbierItalia, la piattaforma per barbieri e parrucchieri appena partita, dà a ogni salone abbonato un sito su un sottodominio nostro e oggi non permette di collegarvi un dominio proprio. Per le condizioni del servizio l’indirizzo è concesso in uso per la durata del rapporto: se il salone disdice, non lo segue, e alla chiusura dell’account torna disponibile. Chi ne vuole uno stabile nel tempo, dicono le stesse condizioni, dovrebbe usare un dominio proprio e reindirizzarlo.

Un prodotto in abbonamento si paga per l’uso, e il codice resta a chi lo sviluppa. Conta poter portare via i propri dati. Le condizioni di BarbierItalia dicono che i contenuti caricati restano del salone e che dal pannello si scarica una copia completa dei dati. Prima di caricare listino e anagrafica in un servizio a canone, conviene guardare come si esce.

CivitApp, l’app per i Comuni che sviluppiamo, è in fase commerciale e non ha ancora Comuni aderenti. Le intestazioni sono già scritte nella descrizione del servizio: pubblicazione sugli store a nome dell’Ente, Comune titolare del trattamento dei dati, studio responsabile.

Domande frequenti su dominio, account e intestazioni

Come faccio a sapere a chi è intestato un dominio?

Con una ricerca WHOIS. Per un .it si usa il servizio del Registro .it e si legge il blocco del registrante, mentre per i domini generici come .com c’è la ricerca di ICANN. Quando i dati sono nascosti, come possono scegliere per i .it persone fisiche, ditte individuali e liberi professionisti, la conferma sta nel pannello del registrar.

Il dominio è mio se l’ho pagato io?

Dipende da chi risulta registrante: aver pagato la fattura, da solo, non rende intestatari. Il registrante si legge nel WHOIS oppure, se i dati sono nascosti, nel pannello del registrar. Se lì compare il fornitore, va chiesta per iscritto la modifica del registrante. Che cosa spetta a chi ha pagato lo stabilisce il contratto.

Cosa fare se il dominio è intestato alla web agency?

Chiedi per iscritto la modifica del registrante a tuo nome e il codice AuthInfo, e ottieni copie di sito, dati e zona DNS prima di disdire. Il Registro .it non sposta un dominio su richiesta di chi non ne è registrante. Se chi lo è non collabora restano la procedura di opposizione, che da sola non assegna il nome, e un avvocato.

Come si fa il cambio intestatario di un dominio?

Lo esegue il registrar. Per un .it l’operazione si chiama modifica del Registrante: il vecchio intestatario comunica al nuovo il codice AuthInfo e il nuovo presenta la richiesta al registrar. A operazione conclusa il Registro scrive per email a entrambi. Moduli, condizioni ed eventuali costi cambiano da un registrar all’altro.

Di chi è il codice sorgente del sito o dell’app?

Dipende da ciò che è scritto nel contratto. La legge sul diritto d’autore regola il software creato da un dipendente, e la norma sul lavoro autonomo esclude gli imprenditori: nessuna delle due vale per ogni fornitore. Il contratto deve dire chi ha i diritti di utilizzazione e quando viene consegnato il repository. Senza contratto, serve un avvocato.

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