Freelance, studio o software house: a chi affidare un’app, visto da dentro
Alla domanda «a chi rivolgersi per creare un’app» risponde spesso un fornitore, cioè una parte in causa. Anche questa pagina la scrive un fornitore, e lo dichiara: Melarise è una persona sola con un nome di studio. Qui trovi le domande da fare a un freelance, a un’agenzia e a una software house, e i casi in cui uno studio come il nostro è la scelta sbagliata.

In questo articolo
A chi rivolgersi per creare un’app: tre fornitori, tre modi di lavorare
Per un’app con un perimetro che si può scrivere e un solo filone di lavoro basta una persona che la progetti, la sviluppi e ne risponda: un freelance o uno studio individuale. Serve un’organizzazione con più persone, agenzia o software house, quando più filoni devono avanzare insieme, quando occorre reperibilità continua o quando il committente chiede requisiti di struttura. L’etichetta pesa meno di tre risposte: chi scrive il codice, con chi si parla dopo la firma, che cosa resta al cliente se il rapporto finisce.
Chi crea app per mestiere, cioè lo sviluppatore, lavora in una di tre forme. Il freelance è un lavoratore autonomo che segue il progetto dall’analisi alla pubblicazione: di norma chi firma il contratto scrive anche il codice. Nello studio o nell’agenzia con più persone lavora un gruppo, spesso piccolo, che divide i ruoli fra rapporto con il cliente, interfaccia e sviluppo. La software house è un’azienda che produce software, di solito con ruoli distinti per vendita, gestione dei progetti, sviluppo e collaudo.
Sono etichette che ognuno si sceglie, e la stessa parola copre realtà diverse: dietro un nome di studio può esserci una persona sola. Qualunque sia l’etichetta, prima di decidere chi contattare per creare un’app conviene avere in mano l’elenco delle azioni che l’utente deve poter compiere il primo giorno. Senza quell’elenco si confrontano prezzi che non descrivono lo stesso progetto.
Freelance, studio con più persone e software house: le domande da fare a ciascuno
Ogni riga è un tema, ogni cella la domanda da porre a quel tipo di fornitore. I giudizi restano fuori, perché dentro la stessa categoria le risposte cambiano.
| Tema | Freelance | Studio o agenzia con più persone | Software house |
|---|---|---|---|
| Chi scrive il codice | «Scrivi tu tutto il codice o ne affidi una parte?» | «Chi scriverà il mio progetto, e posso parlarci prima di firmare?» | «Il codice lo scrive personale interno o un subappaltatore?» |
| Con chi parlerò dopo la firma | «Rispondi tu durante lo sviluppo, e in quali tempi?» | «Dopo la firma parlo con chi sviluppa o con un commerciale?» | «Chi sarà il capoprogetto, e quanti altri progetti segue?» |
| Chi subentra se una persona manca | «Se ti fermi, chi riprende il lavoro e con quali accessi?» | «Se chi segue il mio progetto va via, chi può continuare?» | «Come avviene il passaggio quando cambia una persona del gruppo?» |
| Quanta capacità c’è in parallelo | «Quanti progetti segui adesso, e quando inizieresti il mio?» | «App, backend e pannello procedono insieme o uno dopo l’altro?» | «Quante persone lavoreranno al progetto, a tempo pieno o parziale?» |
| Quali competenze sono interne | «Che cosa fai tu, e per che cosa dovrò cercare altri?» | «Interfaccia, sviluppo e collaudo sono interni o vengono da fuori?» | «Quali competenze sono in organico e quali acquistate all’esterno?» |
Dove stiamo noi: una persona sola, con un nome di studio
Per i criteri della tabella noi stiamo nella prima colonna dei fornitori, quella del freelance: una persona, con un nome di studio. Melarise è la ditta individuale di Luca Melara. La pagina che presenta lo studio riporta la partita IVA e il regime forfettario, cioè fatture senza IVA. Il «noi» di queste pagine è la voce dello studio: chi scrive il codice è la stessa persona che risponde alle email e firma la proposta, senza un commerciale in mezzo.
Il modo di lavorare è quello pubblicato nella pagina dei contatti. Rispondiamo alle email entro due giorni lavorativi. Segue una chiamata conoscitiva di mezz’ora, poi una proposta scritta con perimetro ed esclusioni. Il lavoro si svolge quasi sempre da remoto, con clienti in tutta Italia.
Quando l’idea è delicata firmiamo un accordo di riservatezza prima della chiamata. La ragione pratica sta nella legge sul diritto d’autore: l’articolo 2 della legge 633/1941 tutela i programmi per elaboratore, cioè il codice scritto, ed esclude le idee e i principi che ne stanno alla base. Per questo l’accordo va chiesto a qualunque fornitore, prima di inviare documenti o accessi.
Quando una sola persona è la scelta giusta per sviluppare un’app
Una persona sola funziona quando il lavoro ha tre caratteristiche. La prima: il perimetro si può scrivere, azione per azione. La seconda: dal lato del cliente c’è un referente che decide, perché una persona che sviluppa e una che approva chiudono una questione in una chiamata. La terza: quello che il fornitore ha già fatto si può aprire e usare.
La terza si controlla da fuori. DietApp, l’app Android per piani alimentari personalizzati che sviluppiamo, è su Google Play dal 26 settembre 2025 e ha superato i cinquecento download. Al momento in cui scriviamo (ottobre 2026) la scheda riporta l’ultimo aggiornamento a luglio 2026. Ideazione, sviluppo, pubblicazione e mantenimento sono il lavoro di una persona. BarbierItalia, la nostra piattaforma per barbieri e parrucchieri, è in produzione: ogni salone abbonato ha un gestionale e un sito su un proprio sottodominio. È appena partita, quindi non riportiamo numeri d’uso.
Ci sono poi i lavori su commessa: nella pagina dei progetti mostriamo quattro siti realizzati per i clienti, tutti online. Crea Boutique è un negozio di abiti da cerimonia a Gioia Tauro, La Torre Saracena una casa vacanze a Palmi. TendalSud si occupa di pergole bioclimatiche nel Sud Italia, L’Arte del Taglio è una barberia di Palmi. Ognuno raccoglie prenotazioni o appuntamenti direttamente dal sito.
Resta il timore più fondato: che la persona sparisca, o che tenga in mano codice e account. Lo riduce l’intestazione. Nei lavori su commessa account degli store e repository, cioè l’archivio del codice, devono nascere a nome del cliente, che riceve anche le chiavi di firma: il fornitore vi lavora come utente aggiunto. Per l’App Store lo indica Apple nelle istruzioni per chi sviluppa un’app su incarico (si apre in una nuova scheda): quando l’app esce a nome dell’azienda, è l’organizzazione committente a iscriversi al programma e a comparire come venditore. Nella pagina sul rinnovo Apple avverte che, se l’iscrizione scade, le app non sono più disponibili per il download. Con l’account a nome del fornitore, quella scadenza dipende da lui. L’inventario completo, dominio compreso, è nell’articolo su che cosa deve essere intestato a te e come verificarlo.
Quando una sola persona è la scelta sbagliata
Ci sono progetti che una persona sola non dovrebbe prendere, e conviene saperlo prima del preventivo. Il primo caso è il presidio continuo. Una persona si ammala, va in ferie, di notte dorme. Se il servizio richiede qualcuno reperibile a ogni ora, con tempi di intervento scritti nel contratto, serve una struttura con i turni. L’unico tempo di risposta che dichiariamo riguarda le email, e si conta in giorni lavorativi.
Il secondo caso sono i filoni di lavoro contemporanei. App per iPhone, app Android, backend e pannello di amministrazione, tutti attesi per la stessa data: una persona li affronta in sequenza, un gruppo li porta avanti insieme. Se la scadenza non si sposta e il perimetro non si taglia, decide la capacità in parallelo.
Il terzo caso sono i committenti che chiedono requisiti di struttura. Nelle gare pubbliche per servizi e forniture l’articolo 100 del Codice dei contratti pubblici, il d.lgs. 36/2023, consente alla stazione appaltante di chiedere requisiti di fatturato e contratti analoghi già eseguiti. Una ditta individuale può non averli. Una parte degli incarichi pubblici segue un’altra regola: sotto la soglia fissata dall’articolo 50 lo stesso Codice ammette l’affidamento diretto a chi ha esperienze pregresse documentate.
Poi ci sono le attività che non prendiamo in carico. Le elenca la pagina che presenta lo studio: identità visiva e materiale stampato, campagne pubblicitarie e gestione dei social, assistenza sistemistica e reti aziendali, progetti senza un referente che possa decidere. Chi vuole un solo fornitore per marchio, sito e campagne trova quelle competenze in un’agenzia con più persone.
A chi rivolgersi per creare un sito web: freelance, web agency o builder
Per un sito web la domanda è la stessa, con una strada in più: farlo da soli con un builder, cioè un servizio che fa comporre le pagine da modelli pronti senza scrivere codice. Basta quando il sito presenta l’attività in poche pagine e i contenuti li aggiorna chi lo possiede. In quel caso non consigliamo uno sviluppo su misura, e lo diciamo in fase di preventivo.
Il prezzo di quella strada va conosciuto prima, chiedendo che cosa si può portare via. La risposta va cercata nella documentazione del servizio. Dove un sito costruito sulla piattaforma deve restare ospitato sui suoi server, chi la lascia deve ricostruire il sito altrove. Vanno verificate altre due cose: a chi restano i contenuti e se il dominio si può acquistare e gestire presso un altro fornitore.
Qualcuno che lo sviluppi, freelance o studio, serve quando il sito deve svolgere un lavoro: verificare una disponibilità, raccogliere una prenotazione, vendere. Il sito de La Torre Saracena controlla la disponibilità sulle date scelte e raccoglie la richiesta di prenotazione in cinque lingue. Quello di TendalSud confronta i modelli, li mostra in un’anteprima 3D e fa prenotare il sopralluogo. Prima di commissionarlo conviene una prova sul builder: se un modulo pronto copre le regole dell’attività, lo sviluppo su misura non serve. Per chi lo sviluppa, alle domande della tabella se ne aggiungono due: con che cosa viene costruito il sito e come lo si porta via cambiando fornitore.
Un’agenzia è la risposta naturale quando il sito fa parte di un lavoro più largo, con marchio, fotografie, testi e campagne. Per scegliere una web agency servono tre verifiche: chi sviluppa il sito, in agenzia o fuori, a chi restano dominio e contenuti, che cosa è compreso dopo la pubblicazione. Le voci di costo sono nell’articolo su che cosa fa salire il preventivo di un sito web.
Come trovare uno sviluppatore di app e verificarlo prima di firmare
I nomi si trovano in fretta: una ricerca, il passaparola, una domanda all’azienda che ha pubblicato un’app che usi già. Il tempo va speso nella verifica: quattro passaggi, validi per qualsiasi fornitore, noi compresi.
Passo 1: Farsi indicare qualcosa in produzione e controllare chi lo ha pubblicato
Chiedi al fornitore quale app in produzione ha scritto e a nome di chi è pubblicata, poi apri la scheda. Sull’App Store italiano chi distribuisce l’app compare alla voce «Fornitore», che la documentazione di Apple chiama venditore. Su Google Play c’è il nome dello sviluppatore, con le altre app dello stesso account. In un lavoro su commessa quel nome dovrebbe essere del cliente: la conferma di chi ha scritto il codice si chiede a lui.
Passo 2: Chiedere con chi si parlerà dopo la firma
La persona della prima chiamata e quella che scriverà il codice possono essere diverse. Vanno chiesti il nome di chi sviluppa, la possibilità di scrivergli direttamente e ogni quanto arriva una versione da provare.
Passo 3: Far scrivere che cosa resta al cliente se il rapporto finisce
Codice, accessi e documentazione vanno elencati nel contratto, insieme alla cessione dei diritti sul codice. Quando il fornitore è un lavoratore autonomo, l’articolo 4 della legge 81/2017 (si apre in una nuova scheda) fa dipendere i diritti di utilizzazione economica sugli apporti originali da ciò che il contratto ha per oggetto e compensa. La clausola va quindi scritta. Sul caso specifico serve un professionista: noi non diamo pareri legali.
Passo 4: Pretendere una proposta scritta con perimetro ed esclusioni
La proposta deve dire che cosa comprende la prima versione, che cosa resta fuori, con quali tecnologie, in quali tempi e a quale costo. Deve riportare anche la partita IVA di chi firma: il servizio di verifica dell’Agenzia delle Entrate (si apre in una nuova scheda) ne restituisce stato, intestatario e data di inizio attività. Per il dettaglio c’è la guida su come si legge il preventivo di un’app, voce per voce.
I segnali che devono far rallentare prima della firma
Ognuno di questi segnali vale una domanda in più al fornitore. Da solo, nessuno chiude il discorso.
Un prezzo senza perimetro
Una cifra arrivata prima delle domande su utenti, azioni e sistemi da collegare poggia su ipotesi che nessuno ha scritto. Va chiesto su quale elenco di azioni è stata calcolata: se l’elenco manca, la cifra cambierà a progetto avviato.
Nessun ambiente di prova
Durante lo sviluppo serve un posto in cui vedere il lavoro che avanza: una build installabile per l’app, un indirizzo di prova per il sito. Senza, il primo malinteso si scopre alla consegna, cioè nel momento più costoso.
Nessuna riga sui costi dopo la consegna
Infrastruttura, servizi a consumo, aggiornamenti richiesti dagli store e assistenza tornano ogni anno. Un’offerta che si ferma al giorno del rilascio lascia al cliente il compito di scoprirli: accanto al totale di sviluppo serve una stima dei dodici mesi successivi.
Un pannello proprietario senza esportazione
Se i contenuti si gestiscono da un pannello costruito dal fornitore, va chiesto come si esportano e in quale formato. Se non si esportano, l’attività resta legata a quel fornitore più di quanto dica il contratto.
Account e dominio intestati al fornitore
In un lavoro su commessa è il segnale che pesa di più, e si scopre con una domanda: a nome di chi vengono aperti account degli store, repository e dominio. Rimediare dopo dipende da chi cede. Su Google Play la procedura per trasferire un’app a un altro account (si apre in una nuova scheda) conserva utenti, recensioni e abbonamenti, ma richiede due account registrati e attivi. Come aprirli a nome del cliente è spiegato nell’articolo su quote, attese e account per pubblicare un’app.
Domande frequenti su chi contattare per sviluppare un’app
A chi rivolgersi per sviluppare un’app?
Dipende da tre cose: quanto è delimitata la prima versione, quanti filoni devono avanzare insieme e quanto pesa un fermo. Se l’app si descrive in un elenco di azioni e dal tuo lato c’è chi decide, basta un freelance o uno studio individuale. Con iPhone, Android e backend attesi per la stessa data, o con un servizio da presidiare a ogni ora, serve una struttura con più persone.
Meglio un freelance o una software house?
Nessuna delle due forme è migliore in assoluto. Il freelance mette una sola persona fra il cliente e il codice: funziona quando il perimetro è scritto e una pausa di qualche giorno non ferma l’attività. La software house mette più persone in parallelo e può reggere l’assenza di una di loro. In cambio fra chi chiede e chi scrive il codice possono esserci più passaggi, e conviene farsi dire quanti.
A chi rivolgersi per creare un sito web?
Dipende da che cosa deve fare il sito. Se presenta l’attività in poche pagine e lo aggiorna chi lo possiede, basta un builder, sapendo che il sito può restare legato a quella piattaforma. Se deve raccogliere prenotazioni, vendere o collegarsi ad altri sistemi con regole che un modello pronto non copre, serve chi lo sviluppi, freelance o studio. Se fa parte di un lavoro su marchio, contenuti e campagne conviene una web agency.
Come verifico l’esperienza di chi sviluppa app?
Chiedendo qualcosa da installare. Fatti indicare un’app in produzione scritta da quella persona, poi controlla sulla scheda dello store il nome di chi la pubblica e la data dell’ultimo aggiornamento. Un fornitore serio dice anche da dove viene ciò che sa: noi raccontiamo di prima mano la pubblicazione di DietApp su Google Play, e per App Store ci basiamo sulla documentazione ufficiale di Apple.
Serve che il fornitore sia nella mia città?
No, per lo sviluppo di un’app o di un sito la distanza pesa poco. Analisi, revisioni e consegne passano da chiamate, ambienti di prova e strumenti condivisi, e noi lavoriamo quasi sempre da remoto con clienti in tutta Italia. Conta di più che ci sia una persona raggiungibile, con tempi di risposta dichiarati.


