Mantenere un sito web: cosa si paga ogni anno e cosa copre un contratto
La fattura arriva una volta all’anno, porta la voce «manutenzione sito» e un importo che nessuno ha mai spiegato. Quanto costa mantenere un sito web si capisce dividendo quell’importo in due: i canoni di dominio, hosting e posta, qui in tabella con fonte e data, e il lavoro, che dipende da come il sito è costruito. Per il lavoro trovi le variabili, le forme di contratto e le voci da pretendere per iscritto.

In questo articolo
Quanto costa mantenere un sito web all’anno: canoni fissi e lavoro di manutenzione
I canoni tornano ogni anno anche se nessuno tocca il sito: rinnovo del dominio, hosting, caselle di posta. Hanno un prezzo pubblico, scritto sul listino del fornitore, e stanno nella tabella qui sotto. Su questa metà la fattura si controlla riga per riga.
Il lavoro è l’altra metà: aggiornare, fare copie, sorvegliare, cambiare i contenuti. Si paga a ore o dentro un canone, e cresce con i componenti che il sito ha da tenere aggiornati. Per questo il costo della manutenzione non ha una cifra unica: una media metterebbe insieme un sito di poche pagine fermo da anni e un negozio che riceve ordini ogni giorno.
La prima domanda da fare a chi manda la fattura è quindi questa: quanta parte dell’importo è fatta di canoni girati a terzi e quanta di lavoro. Costruire il sito è un conto a parte, che trattiamo nell’articolo su che cosa fa salire il preventivo di un sito web.
Rinnovo del dominio, hosting e posta: i prezzi letti al listino
Prezzi di listino al momento in cui scriviamo (ottobre 2026): quelli in euro sono senza IVA, quelli di Firebase in dollari statunitensi. Del dominio conta il rinnovo: con entrambi i registrar, cioè i fornitori presso cui il dominio si registra, il primo anno costa meno.
| Voce | Prezzo pubblico | Fonte, letta il 10 ottobre 2026 | A nome di chi |
|---|---|---|---|
| Dominio .it, rinnovo da Register.it | 58,55 euro all’anno; primo anno gratuito in promozione | Listino prezzi di Register.it (si apre in una nuova scheda) e pagina del dominio .it | A nome tuo, come registrante |
| Dominio .it, rinnovo da Aruba | Da 11,99 euro all’anno; primo anno 3,99 euro | Pagina «Dominio .it» di hosting.aruba.it | A nome tuo, come registrante |
| Quota del Registro .it | 3,30 euro all’anno per dominio, fatturati al registrar | FAQ del Registro .it (si apre in una nuova scheda) | Nessun account: la paga il registrar |
| Firebase Hosting | Gratuiti 10 GB di archiviazione e 360 MB trasferiti al giorno; oltre, nel piano a consumo, 0,026 dollari per GB archiviato e 0,15 dollari per GB trasferito | Pagina dei prezzi di Firebase (si apre in una nuova scheda) | A nome dell’attività; chi sviluppa entra come collaboratore |
| Certificato HTTPS | Compreso in Firebase Hosting e, con Let’s Encrypt, nel dominio di Register.it; lì quelli a pagamento partono da 53,10 euro all’anno | Le stesse pagine di Firebase e di Register.it | Segue l’hosting o il dominio |
| Posta compresa nel dominio | Tre caselle da 2 GB con Register.it | Pagina del dominio .it di Register.it | Segue il dominio |
Dominio .it non rinnovato: cosa succede secondo il Registro
Fra i due listini il rinnovo dello stesso dominio .it può costare quasi cinque volte tanto, mentre al Registro .it arrivano 3,30 euro più IVA all’anno. Il prezzo al pubblico lo decide il registrar, e con il prezzo cambia ciò che è compreso. Che cosa succede alla scadenza, invece, lo stabilisce il Registro.
Per il Registro un dominio .it dura un anno e a ogni scadenza si rinnova da solo. Lo si perde quando il registrar, non ricevendo il pagamento, lo cancella. La sequenza sta nel glossario del Registro .it (si apre in una nuova scheda), nel suo Regolamento e nelle linee guida tecniche.
Nei quindici giorni dopo la scadenza il registrar può cancellare il dominio. Finché non lo fa deve tenere attive le deleghe DNS, cioè il collegamento fra il nome e i server che rispondono per sito e posta. Dopo la cancellazione il dominio esce dalla zona .it: smettono di rispondere il sito e tutte le caselle che lo usano. Per trenta giorni al massimo solo quel registrar può recuperarlo. Poi viene cancellato in via definitiva e chiunque può registrarlo.
Quando e a che prezzo si possa rimediare lo decide il contratto con il registrar. Register.it, al momento in cui scriviamo (ottobre 2026), dichiara un rinnovo con sovrapprezzo nei cinque giorni dopo la scadenza, poi l’avvio della cancellazione, e fino a 160 euro per recuperare un dominio scaduto, rinnovo compreso.
Da qui due regole. La scadenza va in un calendario che qualcuno guarda, e l’account presso il registrar deve essere di chi usa il dominio: lo spieghiamo nell’articolo su a chi è intestato un dominio.
Cosa comprende la manutenzione di un sito web e cosa si rischia a saltarla
Le attività sono cinque. Le prime quattro, insieme all’hosting, sono le voci che dichiariamo comprese dopo la consegna nella pagina del servizio siti web e piattaforme.
Aggiornamenti tecnici
Librerie, plugin, sistema che gestisce i contenuti e ambiente del server ricevono correzioni che qualcuno deve applicare, verificando che poi il sito funzioni ancora. Le scadenze sono pubbliche: secondo php.net, PHP 8.2 riceve correzioni di sicurezza fino al 31 dicembre 2026. Chi salta gli aggiornamenti lascia aperte falle già note e rende più lungo l’aggiornamento successivo.
Backup e prova di ripristino
Una copia serve il giorno in cui un aggiornamento rompe il sito o qualcuno cancella una pagina. Finché nessuno l’ha ripristinata resta un’ipotesi: la prova si fa, e si segna la data.
Monitoraggio
Si controlla che il sito risponda, che i moduli consegnino le richieste e che gli errori vengano registrati. Rientrano qui i certificati HTTPS: quelli gratuiti di Let’s Encrypt, secondo le sue FAQ lette a ottobre 2026, valgono di norma novanta giorni, e il rinnovo automatico va verificato. Senza monitoraggio il primo ad accorgersi di un guasto è un cliente.
Modifiche ai contenuti
Testi, foto, listini, orari, nuove pagine. È la voce più variabile: dipende da quanto spesso cambia l’attività e da chi mette le mani sul sito. Se nessuno le fa, il sito resta in piedi e descrive un’attività che nel frattempo è cambiata.
Rinnovi e scadenze
Dominio, hosting a canone, posta, licenze di temi e plugin: ognuno ha una data e un account. Gli avvisi arrivano all’email di chi ha aperto l’account, e se quella casella non la legge nessuno il rinnovo salta in silenzio. Il danno rischia di durare più del fermo: per Google Search Central, dopo una rimozione completa dalla Ricerca il ritorno può richiedere molto tempo.
Sito con CMS e plugin o sito statico: cosa cambia nella manutenzione
Un sito costruito su un CMS, cioè un sistema di gestione dei contenuti come WordPress, ha un pannello per scrivere, una base di dati e componenti di terzi da aggiornare. Un limite va detto subito: noi sviluppiamo su misura con React e Next.js, e WordPress qui è descritto dalla documentazione ufficiale.
Il manuale di WordPress sugli aggiornamenti (si apre in una nuova scheda) distingue quattro tipi di aggiornamento automatico: nucleo, plugin, temi, traduzioni. Dalla versione 5.6 le nuove installazioni applicano da sole, per impostazione predefinita, anche le versioni maggiori del nucleo, mentre quelle esistenti restano com’erano finché qualcuno non le cambia. Plugin e temi si aggiornano in automatico solo nei casi decisi dal gruppo di sicurezza di WordPress, o se l’amministratore lo abilita.
Un sito statico è fatto di file prodotti in anticipo. Nella forma più semplice, quella del nostro sito, non ha pannello, base di dati né plugin. Resta da aggiornare la catena che produce quei file, con le sue scadenze. Il prezzo è l’autonomia: senza un pannello ogni modifica ai contenuti passa da chi sviluppa.
A decidere fra le due strade è quanto spesso cambiano i contenuti, e chi li cambia. Se il sito viene aggiornato ogni settimana da persone dell’attività, un CMS pronto ripaga la sua manutenzione: quando basta, lo diciamo in fase di preventivo. Se cambia poche volte l’anno, con un sito statico la manutenzione ricorrente si riduce e il costo si sposta sulla singola modifica.
Contratto di manutenzione del sito web: canone, monte ore o intervento a chiamata
Il lavoro di manutenzione si compra in tre forme, e la differenza sta in chi porta il rischio. Con il canone che comprende tutto, il prezzo è fisso e il rischio è del fornitore: se il sito richiede più lavoro del previsto, lo assorbe lui. Per questo il perimetro è stretto, e la parte da leggere sono le esclusioni.
Due nostri prodotti funzionano a canone. La scheda di CivitApp, l’app per i Comuni che sviluppiamo, dichiara: «Attivazione, formazione, hosting, aggiornamenti e assistenza sono compresi nel servizio». Il prodotto è in fase commerciale, ancora senza Comuni aderenti.
In BarbierItalia, la piattaforma per barbieri e parrucchieri appena lanciata, il sito del salone è compreso nell’abbonamento da 29 euro al mese o 249 euro all’anno. Il limite lo dichiariamo: quel sito vive su un sottodominio nostro e oggi non si può collegare un dominio proprio.
Con il monte ore si compra in anticipo un numero di ore al mese, e il rischio è diviso. Il fornitore si ferma alle ore concordate, il cliente le paga anche nel mese in cui serve poco. Per i lavori su commessa la nostra pagina dei contatti dichiara: «Per la manutenzione continuativa concordiamo un monte ore mensile».
Con l’intervento a chiamata si paga solo quando serve qualcosa, e il rischio passa al cliente: fra una chiamata e l’altra nessuno applica aggiornamenti, prova i backup o guarda le scadenze. Regge su un sito con poco da aggiornare, se le attività ricorrenti hanno comunque un responsabile con nome e cognome.
Cosa deve esserci scritto in un preventivo di manutenzione del sito web
Un fac simile di contratto di manutenzione è per forza generico: chi l’ha scritto non sa com’è fatto il sito. Queste sono le sei voci che preventivo e contratto devono riportare.
Attività comprese ed escluse
Ogni attività con la sua frequenza: quali aggiornamenti, quante copie, quali controlli. Le esclusioni si scrivono con la stessa cura, e va detto se i canoni di dominio e hosting stanno dentro l’importo o sono fatturati a parte.
Tempi di risposta e canale
A chi si scrive, in quali giorni, entro quanto arriva una risposta. Risposta e ripristino sono due tempi diversi e vanno indicati entrambi, distinguendo il sito fermo dalla richiesta ordinaria.
Custodia dei backup e prova di ripristino
Dove stanno le copie, quante se ne conservano e quando si prova a ripristinarne una. Per i siti che raccolgono dati personali, l’art. 32 del GDPR elenca fra le misure di sicurezza la capacità di ripristinare l’accesso ai dati dopo un incidente e la verifica regolare delle misure.
Ore non usate e ore in più
In un monte ore va scritto se le ore non usate passano al mese dopo o si perdono, quanto costano quelle in più e chi le autorizza. Ogni mese serve un resoconto: data, attività, tempo.
Intestazione degli account
Dominio, hosting, posta, licenze: per ciascuno il nome dell’intestatario e di chi ha accesso da amministratore. Nei lavori su commessa la nostra regola è che restino intestati al cliente. Se il fornitore tratta dati personali per tuo conto, l’art. 28 del GDPR prevede che un contratto, o un altro atto giuridico, regoli il trattamento.
Uscita dal contratto
Il preavviso, e che cosa viene consegnato: codice, ultima copia dei dati, accessi. Per un dominio .it va chiesto il codice Authinfo, indispensabile per cambiare registrar: il Registro prevede che il registrar lo comunichi al registrante.
Cosa resta da pagare e da fare su un sito statico: il caso melarise.it
Il sito che stai leggendo è il caso che possiamo mostrare per intero. È statico: ogni pagina è un file HTML prodotto con il prerendering che descriviamo parlando di siti lenti e pubblicato su Firebase Hosting. Non ha CMS, backend né base di dati. Il modulo dei contatti prepara un’email e non trasmette nulla, i caratteri sono serviti dal nostro dominio. Mancano cookie, strumenti di analisi e banner: nessuna piattaforma di consenso da mantenere.
Da pagare, per un sito così, restano il rinnovo del dominio e l’hosting: Firebase ha una quota gratuita e, nel piano a consumo, fa pagare a uso ciò che la supera. Da fare resta l’aggiornamento della catena di compilazione: sedici pacchetti dichiarati, fra cui React 19 e Vite 7, più la versione di Node.js che li esegue. Per tornare indietro ci sono il repository e la cronologia delle pubblicazioni dell’hosting. Quanto spendiamo in un anno non lo riportiamo: le cifre pubbliche sono quelle della tabella.
Il conto di questa scelta è visibile. Ogni modifica passa dal codice: a noi va bene perché chi scrive i testi è chi sviluppa, ma dove il sito lo aggiornano più persone sarebbe un freno. Senza strumenti di analisi il sito non raccoglie statistiche di visita.
L’hosting a quote, poi, va sorvegliato. Secondo la documentazione di Firebase, nel piano gratuito un sito che supera la quota di traffico viene disattivato, dopo una breve tolleranza, fino all’inizio del mese successivo, a meno di passare al piano a consumo. Lì gli avvisi di budget sono notifiche e non fermano gli addebiti.
Come ricostruire in quattro passaggi quanto spendi oggi per il tuo sito
Prima di firmare un contratto o contestare una fattura conviene sapere che cosa si paga oggi.
Passo 1: Elencare fatture e rinnovi degli ultimi dodici mesi
Tutto ciò che riguarda il sito: registrar, hosting, posta, licenze, chi fa manutenzione. Per ogni riga importo, data, cadenza e IVA. Gli addebiti su una carta, senza fattura intestata all’attività, sono i primi da cercare.
Passo 2: Verificare a nome di chi sono dominio e hosting
Per un .it il servizio WHOIS del Registro mostra registrar e data di scadenza. Per hosting e posta la prova è pratica: entrare con credenziali proprie e guardare chi figura come amministratore. Un account in cui non riesci a entrare è di qualcun altro.
Passo 3: Separare i canoni dal lavoro
I canoni si mettono accanto al listino pubblico del fornitore, guardando il prezzo di rinnovo. Se chi fa manutenzione li rivende nella sua fattura, si chiede il dettaglio. Vale anche per una voce «SSL» a parte: va chiesto di che certificato si tratta, perché quello di base può essere già compreso.
Passo 4: Chiedere il dettaglio delle ore
Per il lavoro si chiede l’elenco delle attività svolte nell’anno, con le date: aggiornamenti, copie, ripristini provati, modifiche. Se l’elenco è vuoto, la fattura copre la disponibilità a intervenire. Può andare bene, purché sia scritto così.
Domande frequenti sul costo di mantenimento di un sito web
Quanto costa mantenere un sito web all’anno?
Dipende da due conti, canoni e lavoro. I canoni si leggono al listino: al momento in cui scriviamo (ottobre 2026) il rinnovo di un dominio .it parte da 11,99 euro più IVA sul listino di Aruba e costa 58,55 euro IVA esclusa su quello di Register.it. Il lavoro non ha un listino: dipende da quanti componenti il sito ha da aggiornare e da chi modifica i contenuti.
Cosa comprende la manutenzione di un sito web?
Cinque attività: aggiornamenti tecnici, backup con prova di ripristino, monitoraggio, modifiche ai contenuti, controllo di rinnovi e scadenze. I canoni di dominio, hosting e posta sono un’altra voce. In un contratto ogni attività compare con la sua frequenza e con ciò che resta escluso.
Posso fare da solo la manutenzione del sito?
Sì, in parte. Rinnovi e controllo che il sito risponda si seguono da soli con un calendario, e così i contenuti quando il sito ha un pannello per modificarli. Gli aggiornamenti tecnici richiedono di saper tornare indietro quando qualcosa si rompe: la documentazione di WordPress chiede una copia di base di dati e file prima di un aggiornamento manuale.
Cosa succede se non rinnovo il dominio o l’hosting?
Senza il dominio si fermano il sito e la posta. Un .it si perde quando il registrar lo cancella per mancato pagamento: da quel momento, per trenta giorni al massimo, solo quel registrar può recuperarlo, poi il nome torna libero. Per l’hosting a canone vale il contratto del fornitore, mentre un piano gratuito a quote può disattivare il sito che supera il traffico.
Meglio un contratto di manutenzione o pagare a intervento?
Dipende da quanto lavoro ricorrente ha il sito. Con CMS, plugin e dati dei clienti ci sono aggiornamenti e copie da fare con regolarità, e un contratto a canone o a monte ore impegna qualcuno a farli. Un sito statico che cambia poche volte l’anno può reggere gli interventi a chiamata, se rinnovi e backup hanno comunque un responsabile.


